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1.4.16

CASSIOPEA in PRIMAVERA



Filastrocca di primavera,
come tarda a venire la sera.
L'hanno vista ferma in un prato
dove il verde è rispuntato,
un profumo di viole in fiore
l'ha trattenuta un paio d'ore,
ha perso tempo lungo la via
presso un cespuglio di gaggia,
due bimbi con un tamburo di latta
hanno incantato la sera distratta.
Adesso è tardi, lo so bene:
ma però la sera non viene.

(Rodari)

20.11.15

UNA NUOVA AVVENTURA INIZIA

  • Vittorio Podrecca, Milan Klemenčič & Hermenegildo Lanz 
     European Puppetry Pioneers Behind The Scenes
  • All Strings Attached: The Pioneers of European Puppetry Behind the Scenes is a project conceived as a series of workshops, exhibitions and performances traveling from the Alps to the Mediterranean and promoting European Puppetry heritage, diversity and tradition, using an integrated approach and presenting puppetry as a “total work of art”. It is inspired by the Puppetry Pioneers of the European avant-garde period. In the beginning of the 20th century the puppetry scene was revived by a generation of important protagonists, who proposed new forms and integrated the artistic work of composers, writers and artists. It is necessary to give a comprehensive view of this era. In order to reach an audience, puppetry will be presented through its history, location, cultural stamp, concepts and techniques. The first part of the Project is focused on technical art historical research and preservation, and will lay the foundation for the further development of the project. In the second part the essential idea is to construct innovative and creative events, which will appeal to a wide cross-section of the general public, offer diverse perspectives and opportunities to enter into dialogue with puppetry, and encourage interconnectivity and innovation. The project will also be aimed towards changing prejudiced public perceptions about puppetry and opera. While children form a large part of puppet theatres’ audiences worldwide, puppetry is not just for children. It is often undervalued and it is necessary to increase the quality, growth and perception of the European puppet theaters. Opera as a related field of the performing arts is on the contrary often defined as elitist. Through interactive community curating, contemporary technology and inclusive design, combining opera with puppetry and emphasizing awareness of the need to protect cultural heritage, we would like to achieve a mind shift in the audience, and enable a comprehensive cultural experience for them.

26.4.15

Il “nostro” 23 aprile, Giornata mondiale del Libro

Come annunciato nel post Alfabeto del XX secolo, ci siamo riuniti il 23 aprile scorso alle ore 19.00 nell’accogliente Libreria Caffè San Marco di Trieste, con un bel gruppetto di lettori volontari per raccontare la storia umana e professionale di Orio Vergani e Vittorio Podrecca.
Indro Montanelli scriveva di Vergani: <<Gli chiedessero un articolo sulla pittura post-impressionista, su un campione di pugilato o sulla scoperta di un mammut, la risposta di Orio Vergani era sempre la stessa: “Quante parole?”. Non gli occorreva sapere altro per sedere alla scrivania (…) e prendere l’avvio. Sempre a penna (alla Olivetti Lettera 22 non ci arrivò mai), su un mucchietto di cartelle tagliate a metà, e che a metà riempiva in senso trasversale: per intero la prima riga, poi partendo nella seconda da uno spazio bianco, che nelle righe successive si allungava fino a non lasciargli nell’ultima che lo spazio per una parola sola (…) tirava via sino in fondo senza una esitazione né un pentimento>>

Con i lettori volontari Elena Amoroso, Marina Calcagno, Roberto Canziani, Antonella Caruzzi, Daniela De Rossi, Sabina de Tommasi, Rosella Gallicchio , Adriano Giraldi, Sonia Mauro, Franco Però, Federica Ribolli, Eugenio Spagnol, Paolo Tassinari, Mavis Toffoletto, Loriana Ursich, Francesca Vicini, e con la guida di Barbara Della Polla, abbiamo letto brani tratti da:

“Ricordi sott’odio. Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti” di Indro Montanelli, ed. Rizzoli


da “Alfabeto del XX Secolo” di Orio Vergani, ed. Baldini & Castoldi
abbiamo letto

  • Bruno Angoletta
  • Bagutta
  • Josephine Baker
  • Maurice Chevalier
  • Mistinguett
  • Wanda Osiris
  • Padereski
  • Anna Pavlova
  • Pirandello
  • Ridolini
  • Scala
  • Arturo Toscanini
  • Trilussa
  • Totò

“Birignao”  di Orio Vergani, ed. Casamassima


da “Orio Vergani a cinquant’anni dalla scomparsa”, a cura dell’Accademia Italiana della Cucina
abbiamo letto

  • Il risotto a casa Vergani
  • I miei amici a tavola
  • Piena di forza e soavità
fino all’ultimo: l’epitaffio di Orio Vergani, scritto da Montanelli

La Biblioteca Hortis di Trieste ha preparato su Vergani una interessante bibliografia, che trovate cliccando QUI.

L’ Emeroteca Fulvio Tomizza ha curato alcuni approfondimenti, che trovate QUI

27.1.15

La bambina rossa per i giorni della memoria

Mettiti in viaggio anche se l’ora non ti piace: Quando arriverai,  l’ora ti sarà comunque gradita.
Proverbio tuareg

Ma insomma io di dove sono ?  La sera lo chiedevo a mio padre . Sei la mia preferita rispondeva lui. Papà mi racconti una storia? Quelle sì che le sapeva raccontare bene. E con le storie mi faceva dimenticare che avevo dovuto lottare tutto il giorno con quel cognome che nessuno capiva.  
Come ti chiami? Maria Barbara Della Polla. Polla Polla. Non Porta, Bolla. 
Staccato doppia elle.  La D maiuscola. Non sono nobile. La mamma mi aveva istruito bene: Polla non è la figlia del pollo ma una polla d'acqua, quelle che si formano nel terreno.  Avevo un bel dire io. 
Ero sempre polla la figlia del pollo. Come la più piccola delle mie sorelle che mia madre si ostinò a chiamare Clio (non c'era ancora la macchina della FIAT!). Clio è un nome da maschio. Sei un maschio. No è una musa greca, quella della storia mi pare. 
Bisognava sempre giustificare qualcosa.       
Papà mi racconti una storia? Oh sì, lui era bravo a raccontare.
Ogni sera si ripeteva il rito, io sotto le coperte, il papà seduto accanto a me. Era lui e non la mamma a raccontare....  Cose per me sconosciute e dietro alle sue storie si moltiplicavano i personaggi.  Papà mi racconti una storia? Volevo sentire sempre le stesse... quella della melassa ad esempio... in Germania si pativa la fame... ci davano pochi bollini per comprare il pane. Io immaginavo i bollini come dei francobolli,  quelli che si attaccano sulle cartoline... un giorno una ragazza ci ha avvicinati... non ho mai capito come avesse fatto...  io immaginavo il papà dietro ad un filo spinato... come quelle immagini che avevo visto degli ebrei nei campi di concentramento... un campo di lavoro è come un campo di concentramento? Lui non rispondeva e continuava... quella ragazza ci ha avvicinato e ci ha lasciato in mano dei bollini... non li avevamo mai visti quei bollini... noi siamo corsi allo spaccio e ci hanno dato due vasi...  abbiamo cominciato a mangiare a mangiare... non riuscivamo a fermarci... in mezz'ora i due vasi erano vuoti e noi avevamo la pancia piena... ma la notte siamo stati malissimo... non si può non mangiare niente per giorni e poi abbuffarsi in quel modo... ma perchè non avete comprato altro?... con quei bollini solo quello ci hanno dato... e poi era già strano che avessimo dei bollini... i prigionieri non ne possedevano... prigionieri?  Era come stare in un carcere allora? Qualcosa di molto simile rispondeva lui e io non capivo.  Il papà mi faceva ridere... loro con la pancia grossa e piena di melassa... poteva essere simile al miele, quello che a me non piace e mi fa vomitare solo se sento l'odore...  Papà mi racconti una storia?  ancora una, dai quella delle patate. Le patate erano conservate sotto la terra... sotto la paglia...  per non farle congelare. Erano dei tedeschi, le patate.   Noi non potevamo riempirci le tasche con di patate altrimenti ci avrebbero beccato, un coltello per togliere la buccia non c'era, la pancia era vuota, l'unico sistema per riempirsi la pancia era mangiare e mangiare. Non lasciare nulla nel piatto con tutti i bambini che muoiono di fame  e ancora ancora ancora…
Forse tutto questo lo capii solo un pomeriggio...
Mai! mai, non farlo mai più, nemmeno per gioco!  
Sopra l'armadio della camera da letto, mio padre teneva un fucile avvolto dentro un morbido panno bianco. Avrei dato qualsiasi cosa per toccarlo. Un giorno riuscii a prenderlo arrampicandomi su una sedia e lo puntai dritto contro mia sorella per giocare.  
La faccia grande di mio padre apparve sulla porta. Era di ghiaccio. Mi prese l'arma.   
Mai, non farlo mai più, nemmeno per gioco. Aveva una strana espressione con il fucile in mano, ricordava la guerra.  Dal sud al nord era arrivato mio padre, per via della guerra, poi era finito in un campo di lavoro in Germania. Mi raccontava un sacco di storie strane. "Sai perchè ho i denti bianchi e forti? Perchè una volta quando tu non eri ancora nata ho mangiato un KG di kartoffel con tutta la buccia. Sempre quella delle patate. Kartoffel kartoffel kartoffel. Patate patate patate. "Meine liebe" diceva mio padre, ma altro non voleva ricordare.     
Le ho fatte mangiare tutte intere a mia sorella, le patate. 
"Buone" diceva lei. Buone dicevo io. 
Ti resteranno per sempre i denti bianchi!  

Sarà per tutte queste storie che in quinta elementare all'esame ho parlato solo di fucili e di campi di concentramento, io sapevo tutto. La maestra non capiva mentre io sulla lavagna scrivevo: il mio papà di mestiere fa il campo di lavoro e le patate si mangiano con tutta la buccia.

9.12.14

Fedra tremila anni dopo



Va citato anche “Stanotte vorrei parlare”, scritto nel 1999 e andato in scena con buona eco di stampa a Trieste nel maggio ’99 e nel giugno 2000 (2), di e con  Barbara Della Polla. La Della Polla  compone un lungo monologo-puzzle ove, dopo il I stasimo di “Ippolito”, si susseguono versi di Ritsos e Racine, Seneca e D’Annunzio; la messinscena, non più ripresa dopo il duemila, può risultare esemplare di quegli aggiornamenti tecnologici che in questi ultimi anni sono toccati in sorte a tutto il teatro antico. Il percorso di Fedra, identico da millenni, avviene nella versione della scrittrice triestina attraverso le immagini, multimediali naturalmente. Ippolito, concupito con passione, è lontanissimo, e il segno della impossibilità di raggiungerlo è dato dal monitor che lo racchiude e lo cela al mondo. Luci, suoni e immagini di vortici marini rappresentano invece il flusso del monologo interiore in cui virtuosisticamente si esibisce la bravissima attrice che reinventa il linguaggio di Fedra  componendo le parole dei testi di ogni epoca a formare tanti e suggestivi microlinguaggi scomposti, in fondo, non per Fedra ma per una sorta di fantasma di lei che può solo rivolgersi a uno dei quattro monitor che celano l’oggetto del suo desiderio.

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Fedra tremila anni dopo di Margherita Rubino - Università di Genova

Le Farfalle di Trieste

LE FARFALLE DI TRIESTE
Da un libro di Fabrizia Ramondino, l'attrice e regista Barbara Della Polla ha tratto uno spettacolo che riprende i temi della sofferenza psichiatrica. Un lavoro con quindici donne in scena, in cui allegria, dolore, esuberanza, fragilità sembrano miracolosamente in bilico, colte sul limite dove la vita e la sua rappresentazione si toccano. Di Passaggio che ha debuttato al Teatro Rossetti, prodotto dallo Stabile del Friuli - Venezia Giulia e dalla Piccola Società Cooperativa Cassiopea, sarà a Roma il prossimo aprile


di ROBERTO CANZIANI


Trieste - Quando era ancora bambina, Fabrizia Ramondino viveva a Maiorca. Erano gli anni Quaranta e il padre, console dell'Italia fascista, la portò un giorno a teatro. Dopo lo spettacolo, la ragazzina che tanto spesso aveva giocato con la voliera fatta costruire nel giardino della grande villa, gli rivelò un segreto. <<Papà, da grande voglio diventare come gli uccelli: una ballerina>>. <<No - corresse il padre - diventerai una bibliotecaria>>
(continua)
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IL CIRCO DELLE DONNE

IN PASSERELLA LE CLOWN DEL TORMENTO E DELLA TENEREZZA
Barbara Della Polla ha ideato Il Circo delle Donne, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del FVG, l'istituzione pubblica che opera a Trieste, e dalla Piccola Società Cooperativa Cassiopea. Nella città di Basaglia, quindici straordinarie artiste del disagio mettono in pista il diario delle proprie ferite. E sorridono


di ROBERTO CANZIANI


Trieste - Due anni fa la regista Barbara Della Polla aveva inventato uno spettacolo in cui il teatro scavalcava il teatro per tentare una bizzarra adesione alla vita. Le storie raccolte dalla scrittrice Fabrizia Ramondino durante la sua permanenza al Centro Donna di Trieste e pubblicate in un libro-inchiesta si trasformavano in un variété di canzoni e emozioni. Ospite nella città della riforma psichiatrica di Basaglia, Ramondino raccontava di donne ferite dalla malattia, fisica o mentale, donne che non aderivano al modello comune di donna, donne messe da parte sul lavoro o in famiglia. Alcune di loro avevano trovato la forza e l'ironia per salire in palcoscenico e trasformare in teatro il diario delle proprie ferite. Se possibile sorridendo. Di passaggio si intitolava lo spettacolo, che la guida registica di Della Polla aveva composto in un circo di racconti, talenti, divertimenti.(continua)
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4.8.14

dai 3 ai 93 una meravigliosa invenzione




MITTELFEST 2014








da un’idea di Barbara Della Polla e Ennio Guerrato

interventi marionettistici:
Carlo Furlan, Lorenza Muran, Ennio Guerrato, Barbara Della Polla, Fiona Sansone

interventi in video: Fausta Braga, Alfonso Cipolla, Eugenio Monti Colla,
Giuseppina Volpicelli
visual design Antonio Giacomin

con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

in collaborazione con
Comune di Cividale; Rotary Club di Cividale;
Istituto per i beni marionettistici e il Teatro Popolare – Grugliasco (Torino);
Associazione Ersilio M. – Roma

coproduzione Cooperativa Cassiopea – Trieste e Teatro Stabile FVG – Il Rossetti


per saperne di più vai al link


se vuoi vedere il documentario clicca sulla fotografia

19.4.14

UNA FIABA INFINITA piccolo video


Un pomeriggio di festa per bambini curiosi di tutte le età
Piazza Vittorio Veneto - Trieste
installazioni laboratori giochi libri letture fatte ad Arte
per bambini curiosi di tutte le età


grazie a tutti!
a quelli che son passati a curiosare
a giocare
ad ascoltare fiabe e filastrocche
a costruire giganteschi fiori di carta e parole
a chi ha tessuto le fila dei nastri celesti




grazie per la collaborazione
Naanstudio
Mostri113
Seed
Nat e a Konrad dei Piccoli
e alla Tipografia Artigrafiche Stella

per saperne di più UNA FIABA INFINITA

8.4.14

Le avventure della bambina rossa. MERDRA!!

La parola più “forte” che potevamo dire da piccoli era MERDA!
Sempre pronunciata silenziosamente, a bassa voce. Ma faceva ridere e più la dicevi e più ridevi.
e MERDRA diceva Madre Ubu
e MERDRA dissero i fratelli francesi, una ragazza e due ragazzi, conosciuti sulla strada d’Irlanda cercando di farsi tirare su da qualche automobilista di passaggio, sotto una pioggia scrosciante.
MERDA MERDA MERDA!
Chiusa nel box rosso, come si usava a quei tempi e con il vasino rosa,  mi trovarono a giocare con la mia merda e che ridevo a crepapelle. Calda e malleabile come un pongo moderno. Si potevano fare numerose costruzioni con la propria merda. Sì perché ai bambini basta veramente poco per essere felici e non sentirsi soli.  La bambina è silenziosa… e intanto aveva  spennellato tutto di merda.
MERDA SANTA!!!
Poi avanti con l’età capisci che è meno santa e imprechi contro i padroni di quei cani, o meglio quei cani di padroni, che non si curano del bene comune e lasciano negli angoli più impensati, a volte anche al centro di marciapiedi impervi, agglomerati d’escrementi.
MERDA!
Finché un giorno qualunque, di una domenica qualunque, di un anno qualunque ma che sta per finire e  vorresti startene tranquilla sotto le coperte, squilla il telefono. Lasciatemi dormire!
MERDA!!!
Rispondi perché sei gentile… e così che ti hanno insegnato… la segreteria telefonica non funziona… e poi perché è appena passato il Natale e forse c’è qualcuno che vuole farti gli auguri.
Infatti  si comincia con gli auguri.
Ma un’attimo dopo, con un giro di parole del tutto incomprensibile, dall’altro capo del telefono senti dire che nel garage sotto il tuo studio ci sono delle infiltrazioni. Anzi piove.
Nel garage? Sotto lo studio? E come fa a saperlo? Perché il proprietario del garage, che sta sotto il tuo studio, ha telefonato al geometra che abita al 6° piano, che ha quattro figli, che conosce la zia della vicina che ha telefonato al panettiere… Surreale tutta la città sa che piove nel garage sotto il tuo studio!
MERDA!
Decidi lentamente di interrompere la giornata dedicata al riposo e un po’ imprecando ma ancora assonnata, cerchi di capire se è il caso di uscire. Nuovamente il telefono squilla. Nuovamente auguri di fine d’anno. Niente affatto. Dall’altro capo del telefono uno voce, sconosciuta e decisa, ti dice che se non sarai lì entro 10 minuti verranno chiamati i pompieri. Tu che sei gentile, un po’ ti spaventi, sempre gentilmente, fai capire che se già fuori casa, che sei già per strada, che anzi se già lì dove sembra che piova a dirotto.
Allora bisogna proprio uscire.
MERDA!!!
E la macchina? Dove hai messo la macchina. La macchina?? Quale macchina? Mica l’ho usata io l’ultima volta la macchina?? Parcheggiata? Dove posso averla parcheggiata? Le chiavi dove sono le chiavi??? Si ecco queste sono le chiavi… e la macchina?? Vuoto totale… è come se una parte del cervello avesse totalmente dimenticato, cancellato, tolto una sezione…
Il parcheggio e la macchina.
MERDA!
Davanti al tabacchino… sì mi pare… o davanti al panettiere? L’ho parcheggiata lì, sicuro.
Non sono per niente sicura ma non ci possono essere altri posti adesso da ricordare. Rimango a casa mentre l’altra tua metà è già scesa, imprecando alla volta dello studio. Squilla nuovamente, questa volta il citofono. La macchina non c’è. Non l’hai parcheggiata davanti al tabacchino o al panettiere che sia, non c’è. Fa niente prendi un taxi o vai a piedi, adesso non ricordo. Io ho il vuoto totale. Non posso ricordare tutto e poi la macchina non l’ha sposto quasi mai. Riaggancio il citofono… Silenzio… Com’è possibile che non ci sia la macchina? Adesso sono sicura, non ricordo nient’altro, ma sono sicura… Anzi sicurissima… Ho il vuoto attorno ma quella sezione di ricordo è molto chiara. La macchina è parcheggiata d’avanti al tabacchino. A spina di pesce e in più un parcheggio regolare.
Regolarissimo…
MERDA!
Infilo i pantaloni sul pigiama, la maglia sul pigiama… metto un filo di rossetto, quello non può mancare anche nelle tragedie più tragedie e, con le scarpe slacciate, scendo.
Quaranta passi e svolto a sinistra. Una voragine. La strada è un cantiere, transenne, un buco enorme.
E le macchine? non ci sono. Come non ci sono? Adesso sono sicura, sicurissima. La macchina l’avevo parcheggiata proprio qui. Qui, dove ora si apre questa voragine.
Un buco nero ed in fondo un intreccio di tubi.
MERDA!!!
Due donne mi guardano con aria divertita. Forse perché sono sconvolta e devo aver lasciato intravedere il vuoto della mente… mi guardano e ridono. E la macchina???
Portate via, stanotte, alle 4.20. Intervento d’urgenza sono scoppiati i tubi dell’acqua o forse un attentato. Di questi tempi anche questo potrebbe essere plausibile. Un attentato sotto casa, le macchine rimosse di notte al buio. Mi guardo attorno. Tutta la strada è invasa dal fango e dalle pietre. Surreale, portare via le macchine senza lasciare un biglietto.
Cosa faccio???
MERDA!!!
Chiamo in studio. Sarà arrivato, mi dirà che è stato tutto uno scherzo, che non piove nel garage sotto allo studio. Il telefono squilla a lungo e a vuoto. Lui non c’è o non risponde,… perché non risponde? Allora chiamo la polizia municipale. La macchina, la mia macchina, dove avete messo la mia macchina?? Signora tranquilla ma non siamo stati noi… non abbiamo notizie ma forse il 113. Chiudo il telefono e inconsciamente rifaccio il numero dello studio. Non risponde. Allora il cellulare. Non risponde. Provo nuovamente in studio ma il telefono squilla sempre a vuoto.
Ok. Niente panico. Troviamo intanto la macchina… 113. Sì signora, la macchina l’abbiamo fatta prelevare noi. Questa notte. Esplosione tubi. Un attentato? Ma no signora… nessun attentato. La macchina? Intera. Ma no, signora, non deve pagare nulla, è stato un intervento d’urgenza. Deve solo andarla a prendere.
Meno male. Richiamo in studio, devo dare la buona notizia. Numero. Risponde. La macchina c’è vado a prenderla, vado in taxi. E lì??? Qui siamo invasi dalla MERDA!
MERDA! MERDA!
Invasi? Si è tutto distrutto. Distrutto? Un rigurgito natalizio ha invaso lo studio, ha oltrepassato le pareti, è salita ai battiscopa, si è infilata negli anfratti, tutto galleggia nelle varie sfumature…
Mi è salita  una sonora risata.
MERDA!
Chiusa dentro il box rosso con il vasino rosa ridevo a crepapelle modellando quel pongo moderno.
Sì, basta veramente poco per essere felici e non sentirsi soli.
Tutta attorno avvolta da quel tepore natalizio.
MERDRA!!






8.2.14

I Piccoli di Podrecca festeggiano il primo secolo

I Piccoli di Podrecca festeggiano il primo secolo

di Roberto Canziani CIVIDALE - 
Correva l’anno 1914, e proprio nel mese di febbraio cominciarono spuntare le “teste di legno” di Vittorio Podrecca. Sono passati cent’anni dalla fondazione del “Teatro dei Piccoli”, la compagnia di marionette creata da Podrecca a Roma, nelle vecchie scuderie di palazzo Odescalchi trasformate allora, in poche settimane, in uno spazio di sperimentazione teatrale, musicale, figurativa. Cividale del Friuli, la città d’origine dei Podrecca, celebrerà l’anniversario ritrovando i “Piccoli” e restituendo importanza e dignità a una forma di spettacolo che oggi consideriamo adatta all’infanzia. Ma rappresentò invece uno dei più innovativi contributi allo sviluppo delle arti della scena del ‘900 e fu per molti decenni fra le più alte bandiere italiane all’estero, seconda soltanto alla Scala di Milano. “Dai 3 ai 93: una meravigliosa invenzione” è il titolo dello spettacolo-conferenza che sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 febbraio, al Teatro Ristori di Cividale, segnerà la nuova apparizione delle marionette nella città da cui Podrecca spiccò il volo agli inizi del secolo scorso, per portare ovunque la sua arte e i suoi “attori” con la testa di legno: nelle grandi metropoli statunitensi, ma anche nel bel mezzo della foresta amazzonica, sulle Ande, e perfino nelle trincee della prima guerra mondiale. Il lavoro coordinato di cooperativa Cassiopea, Teatro Stabile Fvg, Comune di Cividale, e uno stanziamento dell’amministrazione regionale, hanno permesso che il compleanno centenario dei “Piccoli” riportasse in palcoscenico quei corpi d’arte, resuscitandoli dai bauli e dai sacchetti in cui erano riposti. E liberando di nuovo i loro movimenti e le loro voci. «È un evento che mette assieme lo spettacolo musicale e la ricerca storica che da anni stiamo conducendo per restituire pieno valore alla tradizione dei Piccoli» spiega Barbara Della Polla, che all’inizio degli anni Ottanta aveva intrapreso la carriera teatrale lavorando proprio sul “ponte” delle marionette e animando i fili, assieme ai componenti della storica Compagnia e a coloro che in quegli anni avevano deciso di raccoglierne l’eredità: Sergio D’Osmo, Francesco Macedonio, Furio Bordon. «Il titolo vuole ricordare che questo genere di spettacolo - prosegue l’attrice - va ben oltre la nicchia infantile in cui oggi si tende a collocare la marionetta. Le originali caratteristiche che Podrecca diede alle sue figure, la grandiosità e la fama della compagnia, l’estensione mondiale delle tournée, ne fecero un’esperienza totale, pienamente inserita nel filone delle avanguardie che in quegli anni trasformavano le arti». È ciò che dimostra anche il lavoro filmico che si alterna, durante “Dai 3 ai 93”, ai “numeri” musicali dei Piccoli: un docu-film, realizzato da Ennio Guerrato e Fabio Parente, produzione TicoFilm per Rai Educational, in cui viene ripercorsa l’avventurosa vicenda di questi teatranti d’altri tempi. «Quando partivano, era un treno che partiva… una compagnia di 40 persone, tra marionettisti e orchestrali fissi, tecnici e macchinisti, più un’enorme quantità di materiale» ricorda Faustina Braga, dando vividi ricordi a quei viaggi, mentre scorrono le immagini di centinaia di casse, all’imbarco nelle stive dei transatlantici che trasportavano oltre oceano l’arte canora e gestuale di quei pupazzi e dei loro animatori. «L’Italia nel mondo furono Toscanini e i Piccoli – aggiunge Alfonso Cipolla, esperto del teatro di figura, che a Cividale presenterà “Podrecca e la musica”, il suo ultimo libro. «Il mondo intero amò l’opera lirica, rappresentata tradizionalmente dalla Scala, ma anche la bellezza della modernità che Podrecca vi aveva aggiunto».