Cividale del Friuli
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24.6.16
TEATRO delle MERAVIGLIE
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21.4.16
6.4.16
5.4.16
1.4.16
CASSIOPEA in PRIMAVERA
Filastrocca di primavera,
come tarda a venire la sera.
L'hanno vista ferma in un prato
dove il verde è rispuntato,
un profumo di viole in fiore
l'ha trattenuta un paio d'ore,
ha perso tempo lungo la via
presso un cespuglio di gaggia,
due bimbi con un tamburo di latta
hanno incantato la sera distratta.
Adesso è tardi, lo so bene:
ma però la sera non viene.
(Rodari)
19.12.15
20.11.15
UNA NUOVA AVVENTURA INIZIA
- Vittorio Podrecca, Milan Klemenčič & Hermenegildo LanzEuropean Puppetry Pioneers Behind The Scenes
- All Strings Attached: The Pioneers of European Puppetry Behind the Scenes is a project conceived as a series of workshops, exhibitions and performances traveling from the Alps to the Mediterranean and promoting European Puppetry heritage, diversity and tradition, using an integrated approach and presenting puppetry as a “total work of art”. It is inspired by the Puppetry Pioneers of the European avant-garde period. In the beginning of the 20th century the puppetry scene was revived by a generation of important protagonists, who proposed new forms and integrated the artistic work of composers, writers and artists. It is necessary to give a comprehensive view of this era. In order to reach an audience, puppetry will be presented through its history, location, cultural stamp, concepts and techniques. The first part of the Project is focused on technical art historical research and preservation, and will lay the foundation for the further development of the project. In the second part the essential idea is to construct innovative and creative events, which will appeal to a wide cross-section of the general public, offer diverse perspectives and opportunities to enter into dialogue with puppetry, and encourage interconnectivity and innovation. The project will also be aimed towards changing prejudiced public perceptions about puppetry and opera. While children form a large part of puppet theatres’ audiences worldwide, puppetry is not just for children. It is often undervalued and it is necessary to increase the quality, growth and perception of the European puppet theaters. Opera as a related field of the performing arts is on the contrary often defined as elitist. Through interactive community curating, contemporary technology and inclusive design, combining opera with puppetry and emphasizing awareness of the need to protect cultural heritage, we would like to achieve a mind shift in the audience, and enable a comprehensive cultural experience for them.
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26.4.15
Il “nostro” 23 aprile, Giornata mondiale del Libro
Come annunciato nel post Alfabeto del XX secolo, ci siamo riuniti il 23 aprile scorso alle ore 19.00 nell’accogliente Libreria Caffè San Marco di Trieste, con un bel gruppetto di lettori volontari per raccontare la storia umana e professionale di Orio Vergani e Vittorio Podrecca.
Indro Montanelli scriveva di Vergani: <<Gli chiedessero un articolo sulla pittura post-impressionista, su un campione di pugilato o sulla scoperta di un mammut, la risposta di Orio Vergani era sempre la stessa: “Quante parole?”. Non gli occorreva sapere altro per sedere alla scrivania (…) e prendere l’avvio. Sempre a penna (alla Olivetti Lettera 22 non ci arrivò mai), su un mucchietto di cartelle tagliate a metà, e che a metà riempiva in senso trasversale: per intero la prima riga, poi partendo nella seconda da uno spazio bianco, che nelle righe successive si allungava fino a non lasciargli nell’ultima che lo spazio per una parola sola (…) tirava via sino in fondo senza una esitazione né un pentimento>>
Con i lettori volontari Elena Amoroso, Marina Calcagno, Roberto Canziani, Antonella Caruzzi, Daniela De Rossi, Sabina de Tommasi, Rosella Gallicchio , Adriano Giraldi, Sonia Mauro, Franco Però, Federica Ribolli, Eugenio Spagnol, Paolo Tassinari, Mavis Toffoletto, Loriana Ursich, Francesca Vicini, e con la guida di Barbara Della Polla, abbiamo letto brani tratti da:
“Ricordi sott’odio. Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti” di Indro Montanelli, ed. Rizzoli
da “Alfabeto del XX Secolo” di Orio Vergani, ed. Baldini & Castoldi
abbiamo letto
- Bruno Angoletta
- Bagutta
- Josephine Baker
- Maurice Chevalier
- Mistinguett
- Wanda Osiris
- Padereski
- Anna Pavlova
- Pirandello
- Ridolini
- Scala
- Arturo Toscanini
- Trilussa
- Totò
“Birignao” di Orio Vergani, ed. Casamassima
da “Orio Vergani a cinquant’anni dalla scomparsa”, a cura dell’Accademia Italiana della Cucina
abbiamo letto
- Il risotto a casa Vergani
- I miei amici a tavola
- Piena di forza e soavità
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24.4.15
UN TESORO PREZIOSO
![]() |
| Il fascino senza tempo del tesoro di Podrecca (clicca sulla foto di Eugenio Spagnol per leggere l'articolo) |
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27.1.15
La bambina rossa per i giorni della memoria
Mettiti in
viaggio anche se l’ora non ti piace: Quando arriverai, l’ora ti sarà comunque gradita.
Proverbio
tuareg
Ma insomma io di dove sono ? La sera lo chiedevo a mio padre . Sei la mia
preferita rispondeva lui. Papà mi racconti una storia? Quelle sì che le sapeva
raccontare bene. E con le storie mi faceva dimenticare che avevo dovuto lottare
tutto il giorno con quel cognome che nessuno capiva.
Come ti chiami? Maria Barbara Della Polla. Polla Polla. Non Porta, Bolla.
Staccato doppia elle. La D maiuscola. Non sono nobile. La mamma mi aveva istruito bene: Polla non è la figlia del pollo ma una polla d'acqua, quelle che si formano nel terreno. Avevo un bel dire io.
Ero sempre polla la figlia del pollo. Come la più piccola delle mie sorelle che mia madre si ostinò a chiamare Clio (non c'era ancora la macchina della FIAT!). Clio è un nome da maschio. Sei un maschio. No è una musa greca, quella della storia mi pare.
Bisognava sempre giustificare qualcosa.
Come ti chiami? Maria Barbara Della Polla. Polla Polla. Non Porta, Bolla.
Staccato doppia elle. La D maiuscola. Non sono nobile. La mamma mi aveva istruito bene: Polla non è la figlia del pollo ma una polla d'acqua, quelle che si formano nel terreno. Avevo un bel dire io.
Ero sempre polla la figlia del pollo. Come la più piccola delle mie sorelle che mia madre si ostinò a chiamare Clio (non c'era ancora la macchina della FIAT!). Clio è un nome da maschio. Sei un maschio. No è una musa greca, quella della storia mi pare.
Bisognava sempre giustificare qualcosa.
Papà mi racconti una storia? Oh sì, lui era bravo a
raccontare.
Ogni sera si ripeteva il rito, io sotto le coperte,
il papà seduto accanto a me. Era lui e non la mamma a raccontare.... Cose per me sconosciute e dietro alle sue
storie si moltiplicavano i personaggi.
Papà mi racconti una storia? Volevo sentire sempre le stesse... quella
della melassa ad esempio... in Germania si pativa la fame... ci davano pochi
bollini per comprare il pane. Io immaginavo i bollini come dei
francobolli, quelli che si attaccano
sulle cartoline... un giorno una ragazza ci ha avvicinati... non ho mai capito
come avesse fatto... io immaginavo il
papà dietro ad un filo spinato... come quelle immagini che avevo visto degli
ebrei nei campi di concentramento... un campo di lavoro è come un campo di
concentramento? Lui non rispondeva e continuava... quella ragazza ci ha
avvicinato e ci ha lasciato in mano dei bollini... non li avevamo mai visti
quei bollini... noi siamo corsi allo spaccio e ci hanno dato due vasi... abbiamo cominciato a mangiare a mangiare...
non riuscivamo a fermarci... in mezz'ora i due vasi erano vuoti e noi avevamo
la pancia piena... ma la notte siamo stati malissimo... non si può non mangiare
niente per giorni e poi abbuffarsi in quel modo... ma perchè non avete comprato
altro?... con quei bollini solo quello ci hanno dato... e poi era già strano
che avessimo dei bollini... i prigionieri non ne possedevano... prigionieri? Era
come stare in un carcere allora? Qualcosa di molto simile rispondeva lui e io
non capivo. Il papà mi faceva
ridere... loro con la pancia grossa e piena di melassa... poteva essere simile
al miele, quello che a me non piace e mi fa vomitare solo se sento
l'odore... Papà mi racconti una
storia? ancora una, dai quella delle
patate. Le patate erano conservate sotto la terra... sotto la paglia... per non farle congelare. Erano dei tedeschi, le patate. Noi non potevamo riempirci
le tasche con di patate altrimenti ci avrebbero beccato, un coltello per
togliere la buccia non c'era, la pancia era vuota, l'unico sistema per
riempirsi la pancia era mangiare e mangiare. Non lasciare nulla nel piatto con
tutti i bambini che muoiono di fame e
ancora ancora ancora…
Forse tutto questo lo capii solo un pomeriggio...
Mai! mai, non farlo mai più, nemmeno per gioco!
Sopra l'armadio della camera da letto, mio padre
teneva un fucile avvolto dentro un morbido panno bianco. Avrei dato qualsiasi
cosa per toccarlo. Un giorno riuscii a prenderlo arrampicandomi su una sedia e
lo puntai dritto contro mia sorella per giocare.
La faccia grande di mio padre apparve sulla porta. Era di ghiaccio. Mi prese l'arma.
Mai, non farlo mai più, nemmeno per gioco. Aveva una strana espressione con il fucile in mano, ricordava la guerra. Dal sud al nord era arrivato mio padre, per via della guerra, poi era finito in un campo di lavoro in Germania. Mi raccontava un sacco di storie strane. "Sai perchè ho i denti bianchi e forti? Perchè una volta quando tu non eri ancora nata ho mangiato un KG di kartoffel con tutta la buccia. Sempre quella delle patate. Kartoffel kartoffel kartoffel. Patate patate patate. "Meine liebe" diceva mio padre, ma altro non voleva ricordare.
Le ho fatte mangiare tutte intere a mia sorella, le patate.
"Buone" diceva lei. Buone dicevo io.
Ti resteranno per sempre i denti bianchi!
La faccia grande di mio padre apparve sulla porta. Era di ghiaccio. Mi prese l'arma.
Mai, non farlo mai più, nemmeno per gioco. Aveva una strana espressione con il fucile in mano, ricordava la guerra. Dal sud al nord era arrivato mio padre, per via della guerra, poi era finito in un campo di lavoro in Germania. Mi raccontava un sacco di storie strane. "Sai perchè ho i denti bianchi e forti? Perchè una volta quando tu non eri ancora nata ho mangiato un KG di kartoffel con tutta la buccia. Sempre quella delle patate. Kartoffel kartoffel kartoffel. Patate patate patate. "Meine liebe" diceva mio padre, ma altro non voleva ricordare.
Le ho fatte mangiare tutte intere a mia sorella, le patate.
"Buone" diceva lei. Buone dicevo io.
Ti resteranno per sempre i denti bianchi!
Sarà per tutte queste storie che in quinta elementare
all'esame ho parlato solo di fucili e di campi di concentramento, io sapevo
tutto. La maestra non capiva mentre io sulla lavagna scrivevo: il mio papà di
mestiere fa il campo di lavoro e le patate si mangiano con tutta la buccia.
23.12.14
21.12.14
9.12.14
Fedra tremila anni dopo
Va citato anche “Stanotte vorrei parlare”, scritto nel 1999 e andato in scena con buona eco di stampa a Trieste nel maggio ’99 e nel giugno 2000 (2), di e con Barbara Della Polla. La Della Polla compone un lungo monologo-puzzle ove, dopo il I stasimo di “Ippolito”, si susseguono versi di Ritsos e Racine, Seneca e D’Annunzio; la messinscena, non più ripresa dopo il duemila, può risultare esemplare di quegli aggiornamenti tecnologici che in questi ultimi anni sono toccati in sorte a tutto il teatro antico. Il percorso di Fedra, identico da millenni, avviene nella versione della scrittrice triestina attraverso le immagini, multimediali naturalmente. Ippolito, concupito con passione, è lontanissimo, e il segno della impossibilità di raggiungerlo è dato dal monitor che lo racchiude e lo cela al mondo. Luci, suoni e immagini di vortici marini rappresentano invece il flusso del monologo interiore in cui virtuosisticamente si esibisce la bravissima attrice che reinventa il linguaggio di Fedra componendo le parole dei testi di ogni epoca a formare tanti e suggestivi microlinguaggi scomposti, in fondo, non per Fedra ma per una sorta di fantasma di lei che può solo rivolgersi a uno dei quattro monitor che celano l’oggetto del suo desiderio.
vai al link
Fedra tremila anni dopo di Margherita Rubino - Università di Genova
Le Farfalle di Trieste
LE FARFALLE DI TRIESTE
Da un libro di Fabrizia Ramondino, l'attrice e regista Barbara Della Polla ha tratto uno spettacolo che riprende i temi della sofferenza psichiatrica. Un lavoro con quindici donne in scena, in cui allegria, dolore, esuberanza, fragilità sembrano miracolosamente in bilico, colte sul limite dove la vita e la sua rappresentazione si toccano. Di Passaggio che ha debuttato al Teatro Rossetti, prodotto dallo Stabile del Friuli - Venezia Giulia e dalla Piccola Società Cooperativa Cassiopea, sarà a Roma il prossimo aprile
di ROBERTO CANZIANI
(continua)
vai al link
IL CIRCO DELLE DONNE
IN PASSERELLA LE CLOWN DEL TORMENTO E DELLA TENEREZZA
Barbara Della Polla ha ideato Il Circo delle Donne, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del FVG, l'istituzione pubblica che opera a Trieste, e dalla Piccola Società Cooperativa Cassiopea. Nella città di Basaglia, quindici straordinarie artiste del disagio mettono in pista il diario delle proprie ferite. E sorridono
di ROBERTO CANZIANI
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4.8.14
dai 3 ai 93 una meravigliosa invenzione

MITTELFEST 2014
da un’idea di Barbara Della Polla e Ennio Guerrato
interventi marionettistici:
Carlo Furlan, Lorenza Muran, Ennio Guerrato, Barbara Della Polla, Fiona Sansone
interventi in video: Fausta Braga, Alfonso Cipolla, Eugenio Monti Colla,
Giuseppina Volpicelli
visual design Antonio Giacomin
con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
in collaborazione con
Comune di Cividale; Rotary Club di Cividale;
Istituto per i beni marionettistici e il Teatro Popolare – Grugliasco (Torino);
Associazione Ersilio M. – Roma
coproduzione Cooperativa Cassiopea – Trieste e Teatro Stabile FVG – Il Rossetti
per saperne di più vai al link
se vuoi vedere il documentario clicca sulla fotografia
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19.4.14
UNA FIABA INFINITA piccolo video
Un pomeriggio di festa per bambini curiosi di tutte le età
Piazza Vittorio Veneto - Trieste
installazioni laboratori giochi libri letture fatte ad Arte
per bambini curiosi di tutte le età
grazie a tutti!
a quelli che son passati a curiosare
a giocare
ad ascoltare fiabe e filastrocche
a costruire giganteschi fiori di carta e parole
a chi ha tessuto le fila dei nastri celesti
grazie per la collaborazione
Naanstudio
Mostri113
Seed
Nat e a Konrad dei Piccoli
e alla Tipografia Artigrafiche Stella
per saperne di più UNA FIABA INFINITA
8.4.14
Le avventure della bambina rossa. MERDRA!!
La parola più “forte” che
potevamo dire da piccoli era MERDA!
Sempre pronunciata
silenziosamente, a bassa voce. Ma faceva ridere e più la dicevi e più ridevi.
e MERDRA diceva Madre Ubu
e MERDRA dissero i fratelli
francesi, una ragazza e due ragazzi, conosciuti sulla strada d’Irlanda cercando
di farsi tirare su da qualche automobilista di passaggio, sotto una pioggia
scrosciante.
MERDA MERDA MERDA!
Chiusa nel box rosso, come si
usava a quei tempi e con il vasino rosa,
mi trovarono a giocare con la mia merda e che ridevo a crepapelle. Calda
e malleabile come un pongo moderno. Si potevano fare numerose costruzioni con
la propria merda. Sì perché ai bambini basta veramente poco per essere felici e
non sentirsi soli. La bambina è
silenziosa… e intanto aveva spennellato
tutto di merda.
MERDA SANTA!!!
Poi avanti con l’età capisci che
è meno santa e imprechi contro i padroni di quei cani, o meglio quei cani di
padroni, che non si curano del bene comune e lasciano negli angoli più
impensati, a volte anche al centro di marciapiedi impervi, agglomerati
d’escrementi.
MERDA!
Finché un giorno qualunque, di
una domenica qualunque, di un anno qualunque ma che sta per finire e vorresti startene tranquilla sotto le coperte,
squilla il telefono. Lasciatemi dormire!
MERDA!!!
Rispondi perché sei gentile… e
così che ti hanno insegnato… la segreteria telefonica non funziona… e poi
perché è appena passato il Natale e forse c’è qualcuno che vuole farti gli
auguri.
Infatti si comincia con gli auguri.
Ma un’attimo dopo, con un giro di
parole del tutto incomprensibile, dall’altro capo del telefono senti dire che
nel garage sotto il tuo studio ci sono delle infiltrazioni. Anzi piove.
Nel garage? Sotto lo studio? E
come fa a saperlo? Perché il proprietario del garage, che sta sotto il tuo
studio, ha telefonato al geometra che abita al 6° piano, che ha quattro figli,
che conosce la zia della vicina che ha telefonato al panettiere… Surreale tutta
la città sa che piove nel garage sotto il tuo studio!
MERDA!
Decidi lentamente di interrompere
la giornata dedicata al riposo e un po’ imprecando ma ancora assonnata, cerchi
di capire se è il caso di uscire. Nuovamente il telefono squilla. Nuovamente
auguri di fine d’anno. Niente affatto. Dall’altro capo del telefono uno voce,
sconosciuta e decisa, ti dice che se non sarai lì entro 10 minuti verranno
chiamati i pompieri. Tu che sei gentile, un po’ ti spaventi, sempre
gentilmente, fai capire che se già fuori casa, che sei già per strada, che anzi
se già lì dove sembra che piova a dirotto.
Allora bisogna proprio uscire.
MERDA!!!
E la macchina? Dove hai messo la
macchina. La macchina?? Quale macchina? Mica l’ho usata io l’ultima volta la
macchina?? Parcheggiata? Dove posso averla parcheggiata? Le chiavi dove sono le
chiavi??? Si ecco queste sono le chiavi… e la macchina?? Vuoto totale… è come
se una parte del cervello avesse totalmente dimenticato, cancellato, tolto una
sezione…
Il parcheggio e la macchina.
MERDA!
Davanti al tabacchino… sì mi
pare… o davanti al panettiere? L’ho parcheggiata lì, sicuro.
Non sono per niente sicura ma non
ci possono essere altri posti adesso da ricordare. Rimango a casa mentre
l’altra tua metà è già scesa, imprecando alla volta dello studio. Squilla
nuovamente, questa volta il citofono. La macchina non c’è. Non l’hai
parcheggiata davanti al tabacchino o al panettiere che sia, non c’è. Fa niente
prendi un taxi o vai a piedi, adesso non ricordo. Io ho il vuoto totale. Non
posso ricordare tutto e poi la macchina non l’ha sposto quasi mai. Riaggancio
il citofono… Silenzio… Com’è possibile che non ci sia la macchina? Adesso sono
sicura, non ricordo nient’altro, ma sono sicura… Anzi sicurissima… Ho il vuoto
attorno ma quella sezione di ricordo è molto chiara. La macchina è parcheggiata
d’avanti al tabacchino. A spina di pesce e in più un parcheggio regolare.
Regolarissimo…
MERDA!
Infilo i pantaloni sul pigiama,
la maglia sul pigiama… metto un filo di rossetto, quello non può mancare anche
nelle tragedie più tragedie e, con le scarpe slacciate, scendo.
Quaranta passi e svolto a
sinistra. Una voragine. La strada è un cantiere, transenne, un buco enorme.
E le macchine? non ci sono. Come
non ci sono? Adesso sono sicura, sicurissima. La macchina l’avevo parcheggiata
proprio qui. Qui, dove ora si apre questa voragine.
Un buco nero ed in fondo un
intreccio di tubi.
MERDA!!!
Due donne mi guardano con aria
divertita. Forse perché sono sconvolta e devo aver lasciato intravedere il
vuoto della mente… mi guardano e ridono. E la macchina???
Portate via, stanotte, alle 4.20.
Intervento d’urgenza sono scoppiati i tubi dell’acqua o forse un attentato. Di
questi tempi anche questo potrebbe essere plausibile. Un attentato sotto casa,
le macchine rimosse di notte al buio. Mi guardo attorno. Tutta la strada è
invasa dal fango e dalle pietre. Surreale, portare via le macchine senza
lasciare un biglietto.
Cosa faccio???
MERDA!!!
Chiamo in studio. Sarà arrivato,
mi dirà che è stato tutto uno scherzo, che non piove nel garage sotto allo
studio. Il telefono squilla a lungo e a vuoto. Lui non c’è o non risponde,…
perché non risponde? Allora chiamo la polizia municipale. La macchina, la mia
macchina, dove avete messo la mia macchina?? Signora tranquilla ma non siamo
stati noi… non abbiamo notizie ma forse il 113. Chiudo il telefono e
inconsciamente rifaccio il numero dello studio. Non risponde. Allora il
cellulare. Non risponde. Provo nuovamente in studio ma il telefono squilla
sempre a vuoto.
Ok. Niente panico. Troviamo
intanto la macchina… 113. Sì signora, la macchina l’abbiamo fatta prelevare
noi. Questa notte. Esplosione tubi. Un attentato? Ma no signora… nessun
attentato. La macchina? Intera. Ma no, signora, non deve pagare nulla, è stato
un intervento d’urgenza. Deve solo andarla a prendere.
Meno male. Richiamo in studio,
devo dare la buona notizia. Numero. Risponde. La macchina c’è vado a prenderla,
vado in taxi. E lì??? Qui siamo invasi dalla MERDA!
MERDA! MERDA!
Invasi? Si è tutto distrutto.
Distrutto? Un rigurgito natalizio ha invaso lo studio, ha oltrepassato le
pareti, è salita ai battiscopa, si è infilata negli anfratti, tutto galleggia
nelle varie sfumature…
Mi è salita una sonora risata.
MERDA!
Chiusa dentro il box rosso con il
vasino rosa ridevo a crepapelle modellando quel pongo moderno.
Sì, basta veramente poco per
essere felici e non sentirsi soli.
Tutta attorno avvolta da quel
tepore natalizio.
MERDRA!!
8.2.14
I Piccoli di Podrecca festeggiano il primo secolo
I Piccoli di Podrecca festeggiano il primo secolo
Il PICCOLO 07 febbraio 2014 — pagina 41 sezione: Cultura - Spettacolo
di Roberto Canziani CIVIDALE -
Correva l’anno 1914, e proprio nel mese di febbraio cominciarono spuntare le “teste di legno” di Vittorio Podrecca. Sono passati cent’anni dalla fondazione del “Teatro dei Piccoli”, la compagnia di marionette creata da Podrecca a Roma, nelle vecchie scuderie di palazzo Odescalchi trasformate allora, in poche settimane, in uno spazio di sperimentazione teatrale, musicale, figurativa. Cividale del Friuli, la città d’origine dei Podrecca, celebrerà l’anniversario ritrovando i “Piccoli” e restituendo importanza e dignità a una forma di spettacolo che oggi consideriamo adatta all’infanzia. Ma rappresentò invece uno dei più innovativi contributi allo sviluppo delle arti della scena del ‘900 e fu per molti decenni fra le più alte bandiere italiane all’estero, seconda soltanto alla Scala di Milano. “Dai 3 ai 93: una meravigliosa invenzione” è il titolo dello spettacolo-conferenza che sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 febbraio, al Teatro Ristori di Cividale, segnerà la nuova apparizione delle marionette nella città da cui Podrecca spiccò il volo agli inizi del secolo scorso, per portare ovunque la sua arte e i suoi “attori” con la testa di legno: nelle grandi metropoli statunitensi, ma anche nel bel mezzo della foresta amazzonica, sulle Ande, e perfino nelle trincee della prima guerra mondiale. Il lavoro coordinato di cooperativa Cassiopea, Teatro Stabile Fvg, Comune di Cividale, e uno stanziamento dell’amministrazione regionale, hanno permesso che il compleanno centenario dei “Piccoli” riportasse in palcoscenico quei corpi d’arte, resuscitandoli dai bauli e dai sacchetti in cui erano riposti. E liberando di nuovo i loro movimenti e le loro voci. «È un evento che mette assieme lo spettacolo musicale e la ricerca storica che da anni stiamo conducendo per restituire pieno valore alla tradizione dei Piccoli» spiega Barbara Della Polla, che all’inizio degli anni Ottanta aveva intrapreso la carriera teatrale lavorando proprio sul “ponte” delle marionette e animando i fili, assieme ai componenti della storica Compagnia e a coloro che in quegli anni avevano deciso di raccoglierne l’eredità: Sergio D’Osmo, Francesco Macedonio, Furio Bordon. «Il titolo vuole ricordare che questo genere di spettacolo - prosegue l’attrice - va ben oltre la nicchia infantile in cui oggi si tende a collocare la marionetta. Le originali caratteristiche che Podrecca diede alle sue figure, la grandiosità e la fama della compagnia, l’estensione mondiale delle tournée, ne fecero un’esperienza totale, pienamente inserita nel filone delle avanguardie che in quegli anni trasformavano le arti». È ciò che dimostra anche il lavoro filmico che si alterna, durante “Dai 3 ai 93”, ai “numeri” musicali dei Piccoli: un docu-film, realizzato da Ennio Guerrato e Fabio Parente, produzione TicoFilm per Rai Educational, in cui viene ripercorsa l’avventurosa vicenda di questi teatranti d’altri tempi. «Quando partivano, era un treno che partiva… una compagnia di 40 persone, tra marionettisti e orchestrali fissi, tecnici e macchinisti, più un’enorme quantità di materiale» ricorda Faustina Braga, dando vividi ricordi a quei viaggi, mentre scorrono le immagini di centinaia di casse, all’imbarco nelle stive dei transatlantici che trasportavano oltre oceano l’arte canora e gestuale di quei pupazzi e dei loro animatori. «L’Italia nel mondo furono Toscanini e i Piccoli – aggiunge Alfonso Cipolla, esperto del teatro di figura, che a Cividale presenterà “Podrecca e la musica”, il suo ultimo libro. «Il mondo intero amò l’opera lirica, rappresentata tradizionalmente dalla Scala, ma anche la bellezza della modernità che Podrecca vi aveva aggiunto».
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