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9.12.14

Le Farfalle di Trieste

LE FARFALLE DI TRIESTE
Da un libro di Fabrizia Ramondino, l'attrice e regista Barbara Della Polla ha tratto uno spettacolo che riprende i temi della sofferenza psichiatrica. Un lavoro con quindici donne in scena, in cui allegria, dolore, esuberanza, fragilità sembrano miracolosamente in bilico, colte sul limite dove la vita e la sua rappresentazione si toccano. Di Passaggio che ha debuttato al Teatro Rossetti, prodotto dallo Stabile del Friuli - Venezia Giulia e dalla Piccola Società Cooperativa Cassiopea, sarà a Roma il prossimo aprile


di ROBERTO CANZIANI


Trieste - Quando era ancora bambina, Fabrizia Ramondino viveva a Maiorca. Erano gli anni Quaranta e il padre, console dell'Italia fascista, la portò un giorno a teatro. Dopo lo spettacolo, la ragazzina che tanto spesso aveva giocato con la voliera fatta costruire nel giardino della grande villa, gli rivelò un segreto. <<Papà, da grande voglio diventare come gli uccelli: una ballerina>>. <<No - corresse il padre - diventerai una bibliotecaria>>
(continua)
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5.11.13

NON STO QUINDI A NAPOLI SICURA DI CASA




























per vedere la registrazione della conferenza clicca qui non sto a napoli sicura di casa

Istitute of Germanic & Romance Studies, University of London - gennaio 2010

Conference in Memory of Fabrizia Ramondino

session 3 - soggettività in bilico
chair Nadia Setti Barbara Della Polla

"volevo essere una ballerina, ho fatto la bibliotecaria"

dalla scrittura alla messa in scena di "Di Passaggio"

Dice il bibliotecario: (si chiude il sipario rosso)
Se fossi vissuta nei tempi remoti dei cantastorie e se ci fossero state cantastorie donne,
probabilmente non avrei scritto.
La scrittura è infatti soprattutto un prodotto della mente,
invece la gioia e la sofferenza sono inscritte nei corpi.
Un corpo desiderante può incontrarsi, anche se a distanza con un altro corpo desiderante.
Mentre i corpi non riescono ad incontrarsi nella sofferenza. 
Né ci sono parole per dirla.
Secondo me invece corpo e anima dovrebbero essere indivisibili e inscritti nello spazio,
nel tempo, nel genere.
La sofferenza, non si può definire, né descrivere, né rappresentare:
Ci si può solo girarvi attorno con gesti e parole.







14.10.10

la bambina rossa viaggia - Itri 2008

Sono scesa a Itri il 26 giugno.
Troppe emozioni hanno vagato per la mente e non sono riuscita a dire una parola nella splendida piazza sotto il castello di Itri. Ho ascoltato Livia e mi sono ritrovata tra ...le note del flauto di Elia. In mezzo nulla. La mente era affollata di pensieri, immagini.
"Trieste chiama Napoli" così iniziavano tutte le telefonate tra me e Fabrizia, come se Trieste dovesse essere salvata da Napoli come se Napoli la potessi portare a Trieste.
“Quando sali?” o “quando scendi?” come fossimo ai capi estremi dell’ascensore. L’alto e il basso. L’inizio e la fine. Quando conobbi Fabrizia a Trieste circa 16 anni fa non sapevo molto di lei, solo che era l'amica scrittrice d’Assunta. A cena la sera si stava a chiacchierare e Fabrizia era sempre curiosa di tutto, degli amici giovani di Assunta, di quello che facevamo. Voleva vedere i nostri spettacoli, i video... e io piano piano iniziai a conoscerla attraverso il fumo delle nostre sigarette, i film guardati assieme, il primo canovaccio di un testo teatrale "Caffè degli Specchi" scritto a 26 mani di donne. Poi sono stata a Itri, la prima volta, nella sua casa di via Sant'Angelo. Quattro giorni tutti per noi. Lei ed io da sole. Fabrizia esordiva "Barbara racconta di te" e io mi accoccolavo sul divano e raccontavo... ma preferivo ascoltarla, tutta la sua vita mi pareva un film, un romanzo, gli amori, gli incontri, i viaggi, l’impegno, la lotta politica… io ascoltavo e Fabrizia chiedeva... Così le scrissi delle lunghe lettere che poi finirono, in parte, nel libro Passaggio a Trieste. Quando arrivava Fabrizia a Trieste era una festa. Veniva a rifugiarsi come in un bozzolo al nord, a “sud dell’Impero”, ma per noi era una festa. Ci chiamava Assunta "domani arriva venite a cena da me". Con Fabrizia, Assunta, Ennio, passavamo serate intere a discutere come se ci conoscessimo da sempre, come se gli anni non opponessero distanze. Un giorno mi disse “devi scrivere a Mario, devi parlargli, fa sempre gli spettacoli, i film… deve girare L’amore Molesto, scrivigli…” Scrissi una lettera, stupida forse, dove dicevo che mia madre si chiamava Ferrante come l’autrice del suo film (sapevo che quello dell’autrice era uno pseudonimo ma era per rompere il ghiaccio), scrissi che volevo andare a vedere le riprese. Telefonai anche, spinta da Fabrizia ma, gentilmente Mario mi rispose “Abbiamo tanti attori disoccupati qui al Sud”.
Ci facemmo delle grandi risate, Fabrizia ed io. Non ci pensai più.
Una volta c’incontrammo a Roma alla stazione Termini. Assunta ed io avevamo deciso che Fabrizia doveva scrivere la prefazione del libro di Merima “Sarajevo oltre lo specchio”. Tra un treno e l'altro ci sedemmo al bar, credo fosse il '95, e parlammo con Fabrizia della guerra, di Merima, le mostrammo le bozze del piccolo libro che sarebbe stato pubblicato l'anno dopo, e tre ore passarono veloci, chiacchierando di Sarajevo, Napoli, Trieste, la Bosnia, i bambini, le bombe, la guerra, le donne. Le passai il video Divine – Opera Prima dove poteva vedere Merima e sentire la sua voce. Poi facemmo assieme Divine Voci e lei stava sul mare di Trieste.
Ci furono dei lunghi soggiorni di Fabrizia a Trieste. Ed era una festa. Fabrizia diceva "Assunta questi ragazzi devono mangiare" si riferiva a Paolo e Nora i figli d’Assunta e a Lucio, il giardiniere artista, ma puntualmente anche noi si andava a mangiare il sartù preparato da Fabrizia.
Un giorno la portammo a Portorose in piscina. Lei nuotò per un’ora e poi se ne andò. Non vedendola tornare dopo una mezz’ora andammo a cercarla. Leggeva al bar dell’albergo con accanto un buon bicchiere di malvasia e la sigaretta. “E che ci sto a fare in piscina la nuotata l’ho già fatta”. Ho riletto in una notte Passaggio a Trieste, l’Isola Riflessa, la prefazione di Sarajevo oltre lo specchio, Per un sentiero chiaro, la prefazione di In direzione Ostinata e Contraria, il testo dello spettacolo Di Passaggio che mettemmo in scena nel 2002 e mi sono persa nei mille frammenti di viaggio che hanno attraversato la mia vita con quella di Fabrizia. L’ultima volta che l’ho sentita al telefono era per mettere in scena La Frantumaglia di Elena Ferrante e avevo bisogno dei contatti con la casa editrice.
“Quando sali?...”
“Quando scendi a Itri? La casa è grande, c’è la terrazza…”
Sono scesa a Itri a salutarti.
Barbara Della Polla

12.10.10

Col libro capovolto

un ritratto di Fabrizia Ramondino attraverso le letture dei suoi libri
sabato 30 ottobre 2010 ore 18.00
Libreria Piermario di Latina via Carlo Armellini 26
legge Barbara Della Polla

nell'ambito della Giornata Regionale della Lettura_Lazio
ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili



Fabrizia Ramondino era nata a Napoli nel 1936, e aveva vissuto a lungo in Spagna, Francia e Germania. Esordisce tardi, nel 1981, dopo aver trascorso una vita nell'impegno civile e nell'insegnamento liceale, con il romanzo Althenopis (Einaudi). Negli anni successivi escono altri 15 suoi libri. Nel 1992 collabora con Mario Martone alla sceneggiatura del film "Morte di un matematico napoletano", imperniato sulla figura del geniale matematico Renato Caccioppoli.
Nel 1999 vince il Grinzane Cavour con il romanzo L'isola riflessa; nel 2000 vince il Premio Flaiano con Passaggio a Trieste (Einaudi).
Da questo romanzo l'attrice e regista Barbara Della Polla realizza lo spettacolo "Di Passaggio" prodotto dal Teatro Stabile FVG, portando in scena le protagoniste stesse del libro.
Fabrizia Ramondino è morta in mare il 23 Giugno del 2008, per un malore improvviso. Nello stesso giorno è uscito il suo ultimo libro La via (Einaudi).
Riposa nel cimitero di Itri, Latina, dove viveva negli ultimi anni.
Appositamente per la Giornata Regionale della Lettura Barbara Della Polla costruisce una lettura da testi della Ramondino, insieme ad un inedito.

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